sabato, 14 novembre 2009

Da oggi e per alcune settimane inizierà una nuova rassegna intitolata "suggerimenti editoriali", prevista, salvo casi eccezionali, nella giornata di sabato e già, in via "ufficiosa", inaugurata in occasione della recensione del libro Manuale di <<prostituzione intellectuale>>; obiettivo di questa rubrica è presentare agli utenti libri riguardanti il gioco del calcio, non necessariamente inerenti alla nostra squadra del cuore...
 
Oggetto d'analisi questa settimana è il volume Inter? No, grazie!, pubblicato da Limina e scritto da Davide Grassi, giornalista pubblicista...
 
RECENSIONE:
 
Il libro in questione nasce da una risposta ad un libro anti-milanista di Tommaso Pellizzari (No Milan), opera in cui l'autore esprime - in maniera comunque genuina - la propria avversione per i colori rossoneri, cercando spunti per dissacrare il Milan e la sua dirigenza con idee quali la top ten dei giocatori milanisti più odiati e più, per così dire, "ammirati", nonché le dieci partite più comiche giocate dalla nostra squadra del cuore...
 
Il guanto di sfida lanciato da Pellizzari viene però raccolto da Davide Grassi, il quale, con il suo volume, oltre a  rispondere per le rime allo scrittore nerazzurro, coglie anche l'occasione per rivangare una serie di ricordi legati non soltanto al Milan (Rivera, Rocco, Prati) ma anche alla propria infanzia ed adolescenza (Subbuteo e figurine Panini), il tutto all'insegna di un calcio (e un mondo) che sembra non esistere più...
 
Una pura operazione nostalgia, quindi? Beh, in parte è così, dato che si parla, tra le altre cose, di Herrera, Mazzola, Suárez, Corso e del clan che emarginò Rivera nella finale dei mondiali del '70; tuttavia, se consideriamo che molte delle "perle" regalateci dall'Inter ("dal 1908 la seconda squadra di Milano") sono concentrate in un periodo a noi non troppo lontano (nella stragrande maggioranza dei casi si va dalla fine degli anni '80 fino al resoconto dell'"entusiasmante" stagione 2000/01), ecco che non occorrerà essere così avanti negli anni per gustarsi al meglio la maggior parte degli episodi narrati in Inter? No, grazie!...
 
Partite, giocatori, dichiarazioni, campagne acquisti scandalose, aneddoti, sfottò, barzellette, battute, titoli di giornale, addirittura un test per scoprire quanto sei interista dentro: tutto in questa pubblicazione fa buon brodo quando si tratta di ridicolizzare i cugini bauscia, visti come "freddi" sia per una certa attitudine snob sia per l'accostamento dei due colori che ne rappresentano la maglia (il blu contrapposto al rosso, colore quest'ultimo decisamente più passionale)...
 
Ridicolizzare e schernire, sì, ma sempre con stile, ironia, acume, le stesse doti che Grassi attribuisce all'indimenticabile Peppino Prisco (al primo posto della top ten degli interisti più insopportabili); doti, queste, con le quali - insieme ad un pizzico di nostalgia - l'autore rivive momenti della propria vita da tifoso bellissimi (l'iniziazione al Milan ad opera di Gianni Rivera) ma anche tragici (la retrocessione in serie B per la seconda volta, la prima sul campo)...
 
Il libro, comunque, si caratterizza anche per diverse considerazioni sul calcio in generale (il modo di concepire il calcio - ma forse un po' tutta la vita - da parte delle donne, per esempio, e la differenza tra tifosi di squadre come Inter, Juventus, Lazio e Sampdoria, da un lato, e quelli di Milan, Torino, Roma e Genoa, dall'altro) e su quella che sembra una dicotomia inconfutabile tra Milan ed Inter: la prima, squadra dagli alti e bassi capace di riempire uno stadio sia per una finale di Champions sia per un Milan-Cavese, la seconda - anche se oggi un po' meno - compagine prigioniera di un grande passato a fronte di un mediocre presente...
 
CONCLUSIONE:
 
Questo libro andrebbe caldamente consigliato non solo a tutti i milanisti che volessero riempire di sfottò i nerazzurri con raffinatezza e senza volgarità o cattiveria gratuita, ma anche a tutti coloro che volessero nel complesso leggere una testimonianza di vita spontanea, umana e godibilissima; prendendo come spunto una frase di Inter? No, grazie!,sarebbe bello se si potesse leggere questo lavoro ai propri figli o nipoti, un po' come si racconta loro una fiaba, magari nel tepore di un fuoco domestico e sorseggiando un buon bicchiere di vino...
Certo, dal 2002 - anno di pubblicazione di Inter? No, grazie! - le cose, almeno in Italia, sono certamente migliorate per la squadra del Biscione, però insomma, se i cugini ci rammentano costantemente la serie B, perché non far riaffiorare loro alcuni ricordi indelebili della Beneamata? Essere vincenti adesso, dopotutto, non significa necessariamente che certe cose del passato non siano mai esistite, o no?
Inter? No, grazie! , in conclusione, vale l'acquisto; alcune imprecisioni (l'Helsingborg è una squadra svedese, non finlandese, nella stagione 1997/98 lo scudetto fu vinto dalla Juve e non dal Milan, "tu sei sposato?" in spagnolo si scrive "Tú eres casado?") non scalfiscono in alcun modo la qualità della fatica di Davide Grassi...
 
VOTO: 9       
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categoria:recensioni, milan, cugini
venerdì, 13 novembre 2009

Seconda puntata dell'emergente rubrica "Quei terribili ragazzi", ancora una volta dedicata al vivaio di casa rossonera. Oggi (un po' in ritardo a dire il vero, ma il simpatico topic di Marcovan meritava maggiore visibilità) vi parlo di un ragazzino del 1992, un attaccante moderno, dai piedi buonissimi e spiccato senso del gol: Simone Verdi.

Originario della provincia di Pavia, 171 cm per 61 kg di statura, a soli 17 anni ha esordito subito da titolare nella Primavera del Diavolo,(complice l'infortunio del compagno Giacomo Beretta) andando in gol già alla prima giornata contro il Cesena. Snobbato dalla nazionale di categoria, ha fatto le fortune del Milan, guidandolo in testa al campionato Primavera. Infatti ha segnato anche contro il Padova, e ha incantato nell'impresa dei nostri ragazzi contro l'Inter, in coppa Italia, partita in cui ha illuminato il campo con un meraviglioso assist per Zigoni (di cui parleremo prestissimo) e siglando personalmente il gol del 3 a 0 che ci è valso il passaggio del turno.
Ancora in gol col Mantova, ha bucato la rete della Triestina, affermandosi come attuale capocannoniere della nostra formazione in campionato (4 gol come Zigoni), oltre che miglior assist-man.


Ha già sentito il profumo della Serie A, grazie a Leonardo che l'ha portato in panchina nelle gare contro il Chievo Verona, il Parma e persino il Real Madrid in Champions League. Dato che il giochetto preferito sui ragazzi è "a chi assomiglia?" , si può dire che il suo numero di maglia è abbastanza adatto: Simone Verdi, infatti, scende in campo con la maglia numero 7, stesso numero di Shevchenko, Pato, o Cristiano Ronaldo. E da loro ha "preso" velocità, tecnica, senso del gol, e abilità negli assist.
In sostanza un ragazzo dal grandissimo futuro, riuscirà a farsi valere?

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categoria:milan, giovani
giovedì, 12 novembre 2009

Ogni volta che Leo ripete d'ispirarsi alla Nazionale verde-oro dell' '82 non so resistere all'impulso d'afferrarmi i maroni. Non è un bel gesto lo so, ma dicono che porti bene. E poi lo faccio in maniera discreta. E poi sempre meglio dei ferri da cavallo, peperoncini e affini. E poi la pianto qui, giuro.

Quando Leo disse 'sta cosa terribile per la prima volta pensai: "Beh dài ci sta, è brasiliano, si sa che quella squadra così ricca di all-of-famers per loro è una leggenda." Io sono solito rispettare i sentimenti dei singoli individui, figuriamoci se non lo faccio per un intero popolo. Tuttavia pensai anche che con i suoi sentimenti Leo è libero di fare quel che vuole, ma col mio Milan, di conseguenza con i miei di sentimenti, è pregato vivamente di andarci con i piedi di piombo. Da allora Leo ha ripetuto il concetto varie volte, segno quindi che non solo se ne impippa di ciò che scrivo io, ma anche che l'ideuzza in testa ce l'ha veramente...

Quel Brasile era un orrore tattico, un'utopia di Telè Santana. Però era un meraviglioso orrore tattico, una meravigliosa utopia. Non mi stupisce che Leo ammiri così tanto il Cittì Brasilero scomparso tre anni or sono, il cui nome bizzarro pareva molto più adatto ad una tivù privata iberica che ad un essere umano. Telè era un uomo professionalmente coraggioso, un artista della panca, diventato celebre suo malgrado per aver iniziato un capolavoro ambizioso e per averlo visto frantumare sotto gli occhi in corso d'opera dal più spietato terminator di capolavori calcistici mai esistito, ossia il diabolico, pragmatico, vituperato a livello planetario  calcio italiano (ma vincente come pochi, in culo all'intero pianeta e specialmente a quei puzzetta-sotto-al-naso degli spagnoli)
. Giocava veramente da Dio quella Selecao, benchè fosse prigioniera del peccato originale che la condannò a non vincere alcunché: l'incapacità mentale di difendersi. Però chissà, se non avesse incontrato noi - peraltro imbottiti di fior di campioni per giunta in stato di grazia - magari ora staremmo qui a narrare una storia diversa.

Provo a fare il solito giochetto dei confronti fra giocatori di epoche diverse, ozioso finchè si vuole ma divertente.

Valdir Peres VS Dida
.

Il Dida più recente alterna vaccate clamorose ad interventi miracolosi, il "mitico" Valdir Peres alternava vaccate clamorose a vaccate normali, nonché a lunghissimi periodi di ozio essendo il possesso palla per l'80% della gara in mano a quei fenomeni dei suoi compagni di squadra, i quali non si limitavano a dare del tu alla palla, ci facevano addirittura sesso. Insomma, mi tengo Dida ben stretto.

Leandro, Luisinho, Oscar, Junior VS Oddo, Nesta, T.Silva, Zambro.

Il quartetto difensivo carioca reggerebbe benissimo il confronto con quello milanista se appunto l'aggettivo "difensivo" fosse appropriato. Leandro e Junior erano due grandi centrocampisti messi a fare i terzini, Luisinho e Oscar erano due difensori così così ma con i piedi buoni. Difesa porosa quindi, ma un supporto di qualità per il gioco d'attacco dalle spinte laterali che risultava devastante per le difese avversarie, cosa che il Milan attuale non può fare anche se, di contro, sul piatto della bilancia può mettere una superiore solidità difensiva. Francamente non saprei quale delle due situazioni sia quella più efficace, ma non è un caso che Leo parlasse spesso di fasce l'estate scorsa.

Falcao, Cerezo VS Ambro, Pirlo.

Beh, Pirlo potrebbe competere tecnicamente, Ambro fisicamente ma il confronto è improponibile, ne usciamo con le ossa sbriciolate da qualsiasi angolazione ci sforziamo di guardare.

Socrates, Zico, Eder VS Pato, Seedorf, Dinho.

Pato meglio di Socrates, Zico meglio di Seedorf (e del 90% dei giocatori di sempre), il Dinho del Barca superiore a Eder il quale, all'epoca,  oltre alla rogna di doversi giocare un mondiale col fiato di un'intera nazione sul collo, aveva pure quella di essere considerato un  supersexy alla stregua di Cabrini. E di Miguel Bosè anche se non c'entrava niente (in tutti i sensi). Ma ho divagato come al solito. Stavo dicendo: il Dinho del Barca  superiore a Eder. Il Dinho del Barca appunto... comunque in questo reparto ci tocca chinare il capo ma facciamo bella figura pur non avendo lo stesso aiuto dalle fasce di cui godevano i talenti di Santana.

Serginho VS Borriello. Non scherziamo, il secondo non sarà un fuoriclasse, ma è un attaccante vero.




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categoria:opinioni, ricordi, milan, nazionale, altre squadre
mercoledì, 11 novembre 2009

Ognuno ha un suo modo di vivere e vedere il calcio. C'è chi lo gioca e chi lo ha giocato. Chi allena e chi ha allenato. Chi si scatena e suda in un campo da calcetto (o da calciotto). Chi si siede comodamente in poltrona e critica senza mai aver indossato una sola volta uno scarpino. Chi tutte le domenica si siede sul seggiolino di uno Stadio, sia esso del Meazza e/o di qualche campo della provincia, dove peraltro spesso non c'è neanche il seggiolino stesso. Chi affronta chilometrici viaggia per vedere la propria squadra del cuore, in casa e/o in trasferta. Chi legge giornali e ascolta programmi sportivi come fossero Bibbia e chi fa le stesse cose solo per curiosità e noia. E potrei andare molto avanti, ma basta così.

Allora oggi vi parlo del MIO CALCIO, a patto che voi poi mi parliate del VOSTRO!

Calcio giocato Ho smesso di giocare l'anno scorso. Una tendinite cronica al tendine rotuleo del ginocchio destro mi ha piegato. Aver smesso è stato un trauma, potevo andare avanti ancora per 5-6 anni. Un solo infortunio serio prima dello stop, per il resto sempre sanissimo. Non escludo che riprenderò l'anno prossimo, devo solo ritrovare tempo e spirito di sacrificio. Una carriera spesa sempre nella stessa società, dai pulcini alla Seconda Categoria (con qualche apparizione in Prima). Due campionati vinti - pulcini e esordienti - e un paio sfiorati - allievi e Under 21. Due presenze nella selezione provinciale dilettanti a 15 anni. Ho iniziato ala destra, quando ancora i bambini giocavano sin da piccoli 11 contro 11, ma sono presto diventato centrocampista centrale. Più incontrista, che regista. Grande senso tattico, un buon destro (sia nel tiro che nel lancio), un discreto senso del gol - 11 gol nella stagione allievi - ma tecnica mediocre. Le trasferte nei campi della provincia, i campi infangati, la pioggia, il freddo, la neve, la terra battuta, i rari ciuffi d'erba, i litigi, le risse, gli insulti, i segni dei tacchetti sulle cosce. Non rimpiango nulla e mi manca tutto. Porto con me miriadi di aneddotti che ancora oggi riempiono le serate con i miei amici storici.

Calcio allenato Nel 2006, in un periodo in cui facevo molta panchina, la mia società mi chiese di fare un breve corso (3 mesi) organizzato dalla Scuola Calcio Inter. Si può fare. Andavo per imparare ad allenare i bambini. Ho scoperto un mondo nuovo. Un calcio diverso. Uno studio, una dedizione e una preparazione che molti di voi neanche immaginano. E così decido di giocare e allenare. Una vita sul campo da calcio insomma. Un disastro per la sfera sentimentale. Per 3 anni alleno i pulcini. M'informo, mi aggiorno. Un vero impegno. Allenare i bambini è una gioia. Ascoltano, imparano, migliorano, pur nel loro divertente chiasso. Poi per ragioni personali (di lavoro per la precisione), devo lasciarli. Smetto anche con il calcio giocato. Oltre all'infortunio, inizia a mancare il tempo. Mi propongono di allenare i ragazzi, di 17-20 anni per l'esattezza. Questo è presente. Un altro modo di allenare. Un altro modo di vedere e affrontare il calcio. La prima cosa che ho capito veramente allenando dei calciatori adulti è la seguente: la difesa a 3 è una cazzata! Si difende bene solo con una linea a 4 (eheh!).

Calcio guardato Sono abbonato da sempre. Vado allo Stadio da quando avevo 6 anni, non pagando il biglietto - una volta i bimbi entravano gratis - dai 12 anni con l'abbonamento, prima a metà con mio zio, ora tutto mio. Il calcio lo si vede e lo si capisce solo dal vivo. Questo discorso vale dal più infimo campetto di periferia, sino al grande palcoscenico di Serie A. Non me ne vogliano i cultori e i fruitori del calcio in TV. Il calcio visto dalla poltrona, è un calcio parziale, focalizzato sul gesto del singolo - il portatore di palla - e mai dell'insieme. In TV il calcio diviene più sport individuale, meno sport di squadra. Non si vede la tattica, non si vede l'atteggiamento dei giocatori lontanto dalla palla, non si vedono i movimenti individuali e collettivi. Il calcio, come tutti gli sport, per essere davvero apprezzato e compreso, deve essere visto almeno una volta (in realtà assai di più) ai bordi del campo.

Calcio amato Il mio amore è il Milan. E' un amore incondizionato, intenso, felice e doloroso al tempo stesso. Sono nato rossonero. Morirò rossonero. Le mie giornate e il mio umore spesso sono dipesi e dipendono dal Milan. Crescendo diminuisce la passione e aumenta il disincanto, ma quando il Milan non gioca o non è prossimo ad una partita, io sento un pizzico di vuoto in me. Il mio primo idolo fu Donadoni. Poi per sempre Albertini. Nessuno lo sostituirà. Ora stravedo per Pirlo e Ambrosini, ma nessuno mai come Demetrio. Piansi il giorno in cui lo vidi dire: "Vado all'Atletico Madrid".

E il vostro calcio? Me lo raccontate...

P.S. ... Oggi niente gioco, la ragione è ovvia: avete molto da scrivere.
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martedì, 10 novembre 2009

Avrei pagato oro per essere nello spogliatoio rossonero di San Siro nell'intervallo della partita contro la Roma.
Avrei pagato oro perchè avrei assistito ad uno spettacolo di metamorfosi che mai avrei pensato.

Ero a San Siro quel giorno, in primo anello arancio, con dei biglietti vinti a Milan Channel (cosa che li rendeva ancora più belli e libidinosi), e insieme ai classici vecchi che al gol di Menez viziato dall'errore di Thiago gridavano:"A LAVORAREEEE, BARBONI!!!!", "CHI L'è QUEL THIAGO COSO LI??? DA DOVE L'HANNO PRESO???".
Tra me e me un pò li capivo, lo spettacolo di Menez che ci trafiggeva a velocità supersoniche e con facilità apparentemente estrema unita all'errore sesquipedale del nostro numero 33 era veramente obrobrioso per i nostri occhi, sicuramente meno per i romanisti che si erano nascosti nei seggiolini sopra di me.
L'apice è stato toccato al 35' del primo tempo, dopo l'azione nella quale De Rossi si fa tutto il campo senza che i nostri difensori ci mettano minamente la gamba, un impacciato Oddo sbaglia in rapida sequenza due palloni molto facili.
Lo Stadio si è rivoltato. Fischi imponenti arrivavano dai seggiolini dei distinti come da quelli della curva. In quel momento ho guardato Leonardo, aveva le mani nei capelli, sembrava perso. Dopo due secondi però le mani si sono abbassate e hanno mostrato una faccia arrabbiata come non mai che spronava alla morte uno per uno chiamandoli per nome. In quel momento è nato il nostro allenatore.
Pagherei quindi oro per vedere la sfuriata che Leo avrà fatto ad una squadra al limite di un collasso psico-nervoso, con i tifosi in collera e una classifica che in quel momento ci dava come terzultimi.
Iniziò il secondo tempo e poi i Gol di Ronaldinho e Pato sistemarono molte cose....

Quello che è successo dopo,poi è storia....
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categoria:opinioni, ricordi, personaggi, milan, campionato
lunedì, 09 novembre 2009



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categoria:varie
domenica, 08 novembre 2009

E’ un Milan terzo, terzo nel segno di Leonardo ma terzo anche nel segno del livello della sua rosa che proprio in questa posizione trova la propria giusta collocazione. La Sampdoria di Del Neri e dell’ex-talentino Cassano inizia a sgonfiarsi come da pronostici. La Juventus dei cinquanta milioni di euro d’investimenti è sì forse più forte di noi a livello di rosa nel complesso ma non certo come squadra titolare, rimane dunque nel mirino a soli due punti. Da tenere d’occhio la Fiorentina di Prandelli, migliore squadra italiana in Champions League coi suoi nove punti e pericolosa avversaria per l’ingresso diretto proprio alla prossima edizione della Coppa più prestigiosa, traguardo minimo che non deve sfuggirci a questo punto. Anche se la mancanza di alternative nei ruoli cardine nel nuovo sistema di gioco lascia al Mister le attenuanti sufficienti per poter accettare da lui anche un quarto posto. Ma stasera si "sogna" il secondo, non c'è dubbio. Nell’attesa di vedere che cosa “regalerà” la proprietà a gennaio, per ora Beckham ed Adiyiah, il primo valida alternativa come regista e vertice alto di centrocampo, il secondo tutto da verificare in Serie A come attaccante esterno. Ci sarà anche da decidere cosa fare con Huntelaar, da terza alternativa da quindici milioni di euro non serve a niente e di Borriello ce n'è solo uno.

La partita con la Lazio è stata condotta bene nel primo tempo, male nel secondo.  Ottima la scelta della formazione iniziale che ha sterilizzato il gioco laterale degli avversari, al resto ci ha pensato la nostra coppia di centrali ed il solito maestoso Ambrosini giustiziere di Kakà. Però lo stesso undici che aveva dato tutto col Real Madrid non poteva reggere cinque giorni dopo per novanta minuti. Il 4-2-1-3 di Leonardo crea problemi agli avversari poiché li obbliga ad allungarsi, esalta Pato e rende Ronaldinho utile (sesto assist per lui) ma non è un dogma, si può anche cambiare a partita in corso soprattutto se si è avanti di due reti. Flamini ed Abate dovevano entrare prima, non è un caso che col 4-4-2 nel finale siamo tornati a controllare gli avversari con una certa sicurezza, sfiorando anche il terzo gol. Leonardo che ha meriti in questo filotto positivo deve mostrarsi più pronto nel leggere la partita, a Napoli è stato punito, oggi ci è andate bene, ma non sarà sempre così.

Grande protagonista della partita il brasiliano Thiago Silva che con un Nesta ancora non al meglio dopo il problema muscolare ha preso in mano la difesa. Non solo per la rete del vantaggio che mostra le sue grandi capacità d’inserimento in area su calci da fermo ma soprattutto perché ci sembra imperioso ed insuperabile quando si tratta di erigere una muraglia davanti a Dida. Ci sono fasi della partita in cui ogni palla vagante nella sua area è sua, fasi in cui nell’uno contro uno umilia chi lo punta con imbarazzante sicurezza, fasi in cui interviene con prontezza e rapidità sul portatore di palla avversario che traccheggia un po’ troppo dando il là alle nostre ripartenze sull’asse Pirlo-attaccanti esterni, a proposito, per come si gioca il regista bresciano è imprescindibile. Queste fasi del nostro numero 33, oggi, sono durate tutta la partita. E quanto mi piace quando col destro cerca i terzini, ci fossero solo degli uomini migliori là sulle fasce ci sarebbe da divertirsi se Ranieri stasera facesse lo scherzetto al Mou.


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categoria:opinioni, milan, campionato
sabato, 07 novembre 2009




Oggi, nella Gazza cartacea, c'era una magnifica domanda che fungeva da titolo per un articoletto veramente interessante: "Dov'eri quando segnò Sparwasser?"

Io ricordo benissimo dov'ero. A casa, di fronte alla TV in bianco e nero, accanto a mio padre gongolante. Comunista da capo a piedi mio padre, all'epoca regolarmente iscritto al partito ma che due o tre anni dopo, ne ignoro le ragioni, non avrebbe rinnovato la tessera e di politica attiva non ne avrebbe più voluto sapere.

Sì, gongolante, non di più, l'indole di quell'uomo colto ed equilibrato non gli avrebbe mai permesso di esultare per questioni tutto sommato risibili come una prosaica partita di pallone. Ma ricordo che il gol di Sparwasser lo fece particolarmente felice e che la cosa mi colpì. Guarda un pò che cosa può imprimersi nella memoria di un bambino. Addirittura rammento perfettamente che, nell'istante in cui la palla s'insaccò nella rete capitalista, l'"Antologia Di Spoon River" di Edgar Lee Masters che mio padre stava leggendo (ben più attentamente rispetto alla partita dall'esito a detta di tutti scontato) si richiuse con uno schiocco singolare.  E da quel momento in avanti l'attenzione del mio genitore venne calamitata dalla difesa ad oltranza del fortino comunista aggredito dalla furia dei capitalisti ansiosi di lavare l'onta.

Dal canto mio non capivo. Che diavolo: i tedeschi occidentali li conoscevo tutti, erano dei fenomeni. I mondiali erano quelli del '74, forse gli ultimi degni di essere definiti tali a livello di talento. L'Olanda di Cruijff, la Germania Ovest di Beckenbauer, la Polonia di Deyna, l'emergente Argentina di Kempes. L'Italia vice-campione del mondo uscente di Rivera, Chinaglia e Riva, che  soltanto a causa di forti dissidi interni riuscì nell'impresa di non passare neppure il primo turno.

Proprio non capivo che cazzo ci facessero in mezzo a tanto ben di Dio coloro che provenivano dall'altra parte del muro, gli sconosciuti Sparwasser e Pommerenke. Oppure perchè mio padre preferisse questi ultimi due a che ne so, Breitner o al mitico portiere Sepp Maier. E neppure perché, al triplice fischio che sancì la vittoria dell'est nel derby tedesco, egli non fosse in grado di nascondere una soddisfazione eccessiva per i canoni cui mi aveva abituato. Non capivo e men che meno condividevo.

Ovviamente ora mi è tutto più chiaro. La situazione internazionale dell'epoca è arcinota, la militanza politica influenzava fortemente le simpatie sportive (talvolta lo fa anche oggigiorno a dir la verità). Ma al di là dei famosi e criminali "magheggi" chimici sui propri atleti per i quali l'ex DDR è tristemente famosa,  al di là del fatto che il risultato di quella partita non era influente su una qualificazione già conquistata da entrambe le compagini,  la storia della vittoria dei tedeschi poveri sui propri opulenti parenti strettissimi è secondo me una bellissima pagina, di calcio ma non soltanto. E inoltre è, per quanto mi riguarda personalmente, un meraviglioso ricordo di un altrettanto meraviglioso genitore che purtroppo non c'è più.

 
venerdì, 06 novembre 2009

Nasce oggi, cari amici, una nuova rubrica su Screwdrivers: "Quei terribili ragazzi".
Andremo ad analizzare insieme, commentare, valutare, sostenere o stroncare le nuove leve del calcio italiano e mondiale.
Ogni intervento si proporrà come spunto di riflessione su politiche di valorizzazione del calcio giovanile, di calciomercato, di tattiche di gioco, di valutazioni prettamente tecniche.
Ovviamente, un occhio di riguardo speciale lo avremo per i baby-campioni di casa nostra.

E proprio da casa nostra oggi si incomincia: il primo dei "terribili ragazzi" è il centravanti della nostra Primavera, Giacomo "Jack" Beretta.



Classe '92, 183 cm per 75 kg di peso, proveniente dal vivaio del Varese, ha la sua collocazione ideale in campo al centro dell'attacco.
Fisicamente dotato, in possesso di una discreta tecnica, si è gia messo in luce al mondiale Under 17 in Nigeria, dove in coppia con Iemmello sta guidando la nostra nazionale sempre più avanti nella competizione, segnando un gol nella sfida contro gli Stati Uniti, permettendoci di qualificarci ai quarti di finale.

La squadra in cui milita, come già detto, è il Milan.

Di lui dicono tutti un gran bene: il suo ex-allenatore delle giovanili dell'Albinoleffe, Gatti, lo definisce come un ragazzo che dà tutto per la maglia, instancabile fino al 90°, e con un fiuto del gol eccezionale.
Qualcun altro lo definisce un incrocio tra Bobo Vieri e Pippo Inzaghi.

Negli ultimi anni dal vivaio di casa rossonera passano attaccanti dalle grandi potenzialità: dopo Borriello e Paloschi, adesso c'è un trio di grandi speranze: Verdi, Zigoni, e, per l'appunto, Jack Beretta.
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categoria:milan, giovani
giovedì, 05 novembre 2009

L'utente Ghostrider2 dovrebbe essere letto più attentamente, ma immagino che, essendo i suoi commenti noiosamente imbevuti di sagge parole e inviti alla calma, venga spontaneo azionare la rotellina del mouse e passare oltre, magari a qualcosa di più succulento. Che ne so, agli elegantissimi epiteti tipo "merde", "merdacce", "idiota", "buffone" e quant'altro. E l'utente Ghostrider2  ha ragione una volta di più quando afferma che distribuire cazziatoni di questo tipo è più umiliante che riceverli.

L'ho detto mille volte: non tollero insulti nei confronti di altri utenti, di addetti ai lavori (giocatori, presidenti, allenatori), di gobbi, cugini o altri avversari. E mal sopporto le provocazioni gratuite.  Ho letto addirittura che questo atteggiamento, che nella vita reale viene chiamato "buona creanza", da qualcuno è stato definito come ipocrita perchè fra tifosi "ci sta qualche parolina di troppo".  Dietro  ad una tastiera? Con tutto il tempo per pensare a ciò che si desidera scrivere? Sono francamente stupefatto...

Sarò esagerato ma il blog è mio e ho pieno diritto di rivelare cosa mi piace e cosa no.

Non m'interessa chi abbia iniziato per primo. Non m'interessa neppure sentire giustificazioni che non sono giustificazioni, bensì patetici tentativi di scaricare ogni responsabilità su di me e i redattori. Giustificazioni, per esser più precisi, del tipo  che talvolta abbiamo lasciato correre qualcosa e punito qualcos'altro. Non possiamo leggere ogni stronzata venga messa nero su bianco da persone che supponevamo fossero adulte e coscienziose.  Non siamo all'asilo. Questo blog l'ho creato, lo adoro ma non vivo per lui. Ho una vita reale, non sono un avatar. E così i redattori.

Mi spiace sovrappormi al post di Adamos, ma si è passato il segno. Ammettere di sperare che l'Inter perda è differente dall'insultare l'Inter. E' solo un esempio per chiarire un concetto semplicissimo che probabilmente verrà compreso soltanto dai soliti noti, mio malgrado. Gl'interisti ci insultano nei loro blog? Non m'interessa. Noi ci si limita a riderci su, a farci sopra del sarcasmo, gli altri facciano un pò come meglio credono.

Il prossimo passo è la moderazione. Non vi saranno più avvertimenti. Quando la prossima volta mi romperò le palle la troverete senza alcun preavviso.
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categoria:comunicazioni